L' EPISTOLARIO - LAUDOMIA BONANNI

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L' EPISTOLARIO

 
 
 
 


L'Epistolario

Nell'estate 2003 l'archivio privato di Maria e Goffredo Bellonci arrivò alla Biblioteca Nazionale di Roma. Conteneva anche 36 lettere di Laudomia Bonanni: troppe, per un intervento critico su rivista letteraria; troppo poche per un Epistolario. Trascrissi 15 lettere e le mandai a Pietro Zullino. "Trovane altre - mi consigliò - e pubblica l’Epistolario della Bonanni". Al Gabinetto Vieusseux trovai lettere di Laudomia Bonanni ai critici letterari Alessandro Bonsanti, Emilio Cecchi e Giuseppe De Robertis e allo scrittore e drammaturgo Giuseppe Dessí. Non potei  accedere alle lettere di Giacomo Debenedetti, perché un suo erede mi rispose un vago "ni". Archivi romani conservavano lettere della Bonanni a Gianna Manzini, a Enrico Falqui, al critico Arnaldo Bocelli e a Sibilla Aleramo. Sul versante abruzzese la risposta alla mia ricerca arrivò con la simpatia di nuovi amici. Ebbi scambio di documenti, di libri, di informazioni con il medico aquilano e poeta Bruno Sabatini, con lo scrittore e saggista Ottaviano Giannangeli, con lo scrittore Giuseppe Rosato, con il saggista Antonio Cordeschi che mi procurò copie delle lettere che la Bonanni aveva scritto al poeta Giuseppe Porto. Alla fine, tra missive, biglietti e cartoline, arrivai a 114 corrispondenze. Erano semplici e spontanee, senza pretesa di opera letteraria perché non pensate per la pubblicazione, come quelle, ad esempio, di Gabriele d’Annunzio. Con qualche interruzione, coprivano cinquanta anni di vita della scrittrice.



 
Lettera indirizzata a Pasquale Scarpitti a seguito del volume "Discanto". Nel libro uno scritto della Bonanni: L'Aquila rivisitata
 



Forte, eppure fragile, Laudomia coltivava in profondità i sentimenti e non si risparmiava, senza preoccuparsi che il destinatario dei suoi affetti la ricambiasse con identica carica. Fu delusa da Sibilla Aleramo che per motivi politici si distaccò da lei; delusa da Goffredo Bellonci che non la citò in un articolo sul romanzo italiano contemporaneo. Si offendeva per una critica negativa e non comprese che Fausta Cialente le era contraria per ragioni politiche e non letterarie. Debenedetti e altri esponenti del Pci presero le distanze da lei, perché collaborava a "Il Giornale d’Italia", un foglio troppo conservatore e troppo atlantico, mentre si alzava la cortina di ferro. Laudomia Bonanni coltivò per la Manzini, per Cecchi, per De Robertis, per Maria e Goffredo Bellonci la devozione dovuta ai maestri; ma si stancò di Falqui che l’aveva chiamata a collaborare alla Terza Pagina de "Il Tempo" e correggeva i suoi elzeviri.
Effetto di questa prima messe dell’Epistolario, che condensai nel volume I uscito nel 2006, fu una massa di inedite notizie biografiche che, mescolate a altre già conosciute, confluirono a fine volume in una cronologia della vita di Laudomia Bonanni. Raccolsi gli aggiornamenti bibliografici e completai con lettere a Maria Bellonci, di Moravia, di Palazzeschi e del critico toscano Ferdinando Giannessi, che era stato amico e confidente della Bonanni. Ottenni da Giovanna Napolitano un ricordo dei tempi in cui suo padre Gian Gaspare giocava con Laudomia, sulla piazzetta aquilana di Sant’Amico, sognando fantastiche avventure.
Per il rifiuto della Bompiani di pubblicare il romanzo La rappresaglia, nel 1985 Laudomia Bonanni posò la penna. Stracciò appunti, note, vecchie stesure, lettere di colleghi, di amici, di lettori. Ne fece un pacco che gettò nel cassonetto. Era indignata perché si sentiva dimenticata; ma forse anche proteggere i suoi sentimenti. Non le venne in mente che molte sue lettere erano in archivi pubblici e privati. L’Epistolario era anche una sfida contro la sua volontà di nascondersi.
Montava l'interesse per la nostra scrittrice: uscivano libri, articoli, si preparava un Convegno internazionale a lei dedicato. Alla scuola elementare aquilana De Amicis, dove Laudomia aveva insegnato, fu rinvenuto il suo fascicolo personale, con lettere e documenti inediti degli anni '40. Gianfranco Giustizieri fece di quel fascicolo il primo nucleo intorno al quale costruire il suo libro sulla Bonanni, "Io che ero una donna di domani", che abbracciava tutta l'attività della scrittrice. Accennò a una lettera di Laudomia, pubblicata negli anni '30 dal quotidiano "La Tribuna". Sfogliai le annate del giornale, dal 1937 al 1944, e trovai sia quella lettera sulla editoria per ragazzi, sia gli elzeviri di Laudomia su questa testata. Giustizieri captò una lettera di Gilbert Creighton, che aveva tradotto in inglese una novella della Bonanni, e la pubblicò sul suo libro Laudomia scrittrice senza tempo. Smontando la biblioteca di casa Bonanni, Gianfranco Colacito recuperò due fascicoletti con lettere alla Bonanni dello scultore Raoul Vistoli, dei giornalisti e critici Giuseppe Marchetti, Claudio Marabini e Giorgio De Rienzo, di Alba De Céspedes, di Michele Prisco, di Ferdinando Giannessi, di Umberto Eco, di Geno Pampaloni e di altri.   
Era tempo di mettere in cantiere un volume II dell'Epistolario. Contattavo i corrispondenti e, se defunti, cercavo i loro eredi per ottenere la liberatoria alla pubblicazione. Contavo sulla generosità di Gianfranco Colacito che credeva in me e sul sostegno critico di Pietro Zullino. Alla Fondazione Mondadori chiesi copia del fascicolo Bonanni e, scremando Internet, ebbi lettere di Laudomia a Antonio Porta (Leo Paolazzi), una lettera al critico Antonio Baldini e una al critico e giornalista Gianfranco Palmery. A Pavia erano conservate due lettere di Laudomia alla giovanissima Maria Luisa Spaziani amica di Montale, alcune lettere al critico Guglielmo Petroni e una a Elsa de’ Giorgi. Ottaviano Giannangeli mi inviò altre lettere a lui indirizzate. Ebbi la sorpresa che una figlia di Pampaloni e una figlia di Prisco trovarono corrispondenze di Laudomia inviate al loro rispettivo padre. Si poteva quindi parlare di carteggi: Bonanni-Mondadori, Bonanni-Pampaloni, Bonanni-Prisco.  
Laudomia purtroppo non seppe gestire a suo vantaggio il  favore con cui era stata accolta alla Mondadori e trovò un ostacolo in Cardarelli che la voleva lontana da "La Fiera Letteraria". Conservò ottimi rapporti sia con Prisco, sia con Pampaloni, cui scrisse lunghe lettere ai tempi de L'imputata.
Nel fascicolo conservato alla scuola elementare De Amicis notai una stranezza: i documenti riferivano quando Laudomia aveva iniziato a insegnare, quando ebbe l'incarico alla Biblioteca del Regio Provveditorato e alla Gil dell'Aquila , quando riprese l'insegnamento, fino alla pensione. Ma nel computo degli anni di pensione mancavano 6 mesi. Tra le carte d'archivio del Ministero dell'Istruzione avrei trovato qualcosa? Laudomia Bonanni incappò tra le maglie della Commissione di Epurazione che nel 1945 scremò e punì gli insegnanti che sotto il Fascismo avevano peccato di collaborazionismo. La Commissione di Roma inflisse alla Bonanni 15 giorni di sospensione dallo stipendio e dalla pensione. Laudomia scrisse di suo pugno il ricorso: "Ho organizzato rastrellamenti (consistevano nel prendere dalla strada bambini scalzi, seminudi, pidocchiosi e scorticarli sotto le docce – e l’ho fatto io stessa, con le mie mani – e rivestirli e nutrirli ed educarli), colonie marine e montane, la colonia per i libici, refezioni scolastiche, campeggi di riposo per giovani operaie, centri di economia domestica urbani e rurali." Durissimo fu il ricorso presentato dalla Sottocommissione dell'Aquila e la punizione fu elevata a 6 mesi di sospensione dallo stipendio e dalla pensione. Una ferita dolorosa si aprì tra Laudomia Bonanni e la sua città natale.
Stampai, in 50 copie, un CD-Rom fuori commercio, dal titolo Affettuosamente Sua Laudomia Bonanni , da donare a biblioteche e archivi. Corrispondeva al volume II dell'Epistolario. Nel cassetto mi resta materiale vario, inedito, inutilizzato perché non completo, oppure perché privo di liberatoria (una importante lettera di Umberto Eco e lettere, freddine, a Ignazio Silone). Ho individuato altri archivi, pubblici e privati, dove si conservano corrispondenze e documenti da pubblicare. Spero di accedere  alle lettere che Laudomia scrisse a Ferdinando Giannessi e sapere qualcosa di più su un romanzo inedito, anni '40, per i ragazzi. Un volume III dell'Epistolario completerebbe il cerchio che, per ora, è interrotto.

                                                                                                                                    Fausta Samaritani


La chiesa di S. Maria di Collemaggio (L'Aquila), luogo simbolo della città e spesso ricordato dalla scrittrice.
(Foto: F. Giustizieri)
 
 
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