Le droghe - LAUDOMIA BONANNI

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Le droghe

Le opere
 
 

  Il mare Adriatico, verdeazzurro selvaggio e primitivo, su cui un giovane adolescente volteggia da un’ipotetica altalena, sospeso metaforicamente tra l’infanzia perduta e il desiderio dell’acqua «battesimale» che monda da un disperato tempo odierno, illustra la copertina dell’ultimo libro della Bonanni, Le droghe, (Bompiani, Milano, 1982). L’editore volle per quest’opera un illustratore italiano, Giuseppe Orlando.
  Scelta felice, perché il mare è l’elemento naturale maggiormente presente nel romanzo nel quale la narratrice- protagonista sembra voler redimere peccati indefinibili nei confronti di un figlio non suo, Giuliano.


 

Lettera di Valentino Bompiani dopo l'invio del manoscritto " Le droghe"



Il libro è diviso in quattro parti: Infanzia della bambina (il tempo della memoria in cui si richiamano persone e luoghi dell’infanzia vissuti dalla protagonista che narra); Infanzia del bambino (sotto il segno della fuga e del ritorno dopo un decennio, con la narratrice che si appresta al matrimonio con il padre di Giuliano, poi l’estate al mare con il bambino, una propria maternità e il lento disgregarsi del rapporto matrimoniale); Le fughe (Giuliano cresce, il primo amore e le prime manifestazioni studentesche, i contrasti e la rottura del figlio con il padre,  la «madre vicaria» che giunge all’età critica di ogni donna e Giuliano, il Nino che va via alla ricerca di una sua libertà, ritorni a casa casuali e il gusto per l’alcool: «Dovrei scacciarlo io di casa. Sono tentata d’afferrarlo al petto, tirarlo su, schiaffeggiarlo…L’ho fatto. Mi è rimasto nelle mani come un bambino inerme intimorito. Non ha aperto bocca. È andato a chiudersi nel bagno, il suo solito rifugio. Io chiusa nel mio sgabuzzino, ancora con la sensazione di quel corpo molle inerte, sulle palme il ruvido della barba. Se la sta lasciando crescere e lo rende emaciato, sporchiccio. I capelli opachi penduli stopposi, lo imbruttiscono. Ha i denti gialli di nicotina e quel canino macchiato. Un’aria sgualcita. Non si fa pulizia, si lascia andare»); La droga (pagine disperate eppure coraggiose, mosse dalla speranza della madre di salvarlo e del figlio di salvarsi, altri come lui si bucano da anni, abilissimi a nascondersi, ormai tossicomani, la Bianca scambiata per donna ignorando i soprannomi, i ragazzi dell’eroina. Infine il carcere, ma sarà la madre vicaria a riprenderlo. E ancora il mare, verso la salvezza).
  Ma il libro, nonostante il valore della scrittura e l’apprezzamento di critici famosi (Prisco, Pomilio, Eco), causò alla scrittrice amarezze enormi. Ormai le nuove realtà editoriali, con la Bompiani in fase di ristrutturazione, erano fatte di altri ingredienti e la storia del rapporto tra madre e figlio, nel loro continuo ritrovarsi e perdersi, non incontrò il favore dei lettori.
  L’esclusione dal premio «Campiello» rafforzò la voglia di isolamento della Bonanni: pochissimi amici e l’abbandono di ogni frequentazione letteraria.



 
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