Pietro Zullino - LAUDOMIA BONANNI

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Pietro Zullino

 
 


PIETRO ZULLINO,  nato a Torino il 16 giugno 1936 e deceduto a Roma il 4 gennaio 2012, trascorse parte della sua infanzia in lontani  paesi perché figlio di insegnanti nelle scuole italiane all'estero. Tornò in Italia nel 1943 dove frequentò il liceo e si laureò in legge. Nella seconda metà degli anni ’50 iniziò a lavorare  all'ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati) e come segretario di redazione a «La vela» entrambi fondati dalla zia Maria Agamben Federici, deputata aquilana alla Costituente e nella prima legislatura. Dopo continue collaborazioni con alcune riviste italiane, nel 1963 divenne giornalista professionista e da allora il suo percorso fu costellato da continue affermazioni con inchieste che fanno parte della storia del giornalismo italiano.
Percorse  tutta la carriera, da inviato a capo della redazione romana di «Epoca», dalla direzione della rivista rusconiana «II Settimanale» fino ad essere direttore di uno tra i più antichi quotidiani italiani «Roma». Tenne infine la direzione de «II Carabiniere» (mensile dell'Arma) con il preciso incarico di trasformarlo da house organ in una grande rivista per tutti tanto da portare il numero degli abbonati ad oltre 200 mila.
Cultore di storia antica e di lettere moderne, scrittore lucido e straordinario per le maggiori case editrici italiane, Mondadori, SugarCo, Rizzoli, edizioni Rai, Laterza, vincitore di premi diversificati attestanti i suoi molteplici interessi (premio Uisper, premio Valentino, premio Barca d’Oro), appassionato di chitarra classica, di navigazione a vela e di judo, viaggiatore instancabile sempre alla ricerca di nuove esperienze, amò tenacemente la terra d’Abruzzo e le sue montagne.
E’ stato tra i fondatori dell'Associazione Internazionale di Cultura "Laudomia Bonanni" e alla diffusione dell'opera della grande scrittrice aquilana dedicò parte della sua vita.



PIETRO, IL GIORNALISTA E LO SCRITTORE
di Gianfranco Colacito



L’Aquila, dicembre 2013 – Chiacchierando con Pietro Zullino, un paio d’anni  prima che se ne andasse, finimmo in un argomento che piaceva a tutti e due. Il  giornalismo. “Pensa – mi disse – che oggi a chi vuole fare il giornalista, non chiedono più neppure se sa scrivere in italiano. Non dico se ha studiato il  latino o se conosce un po’ di storia…”. Ironico e saggiamente distaccato, il giornalista Zullino – come tanti suoi  colleghi diciamo maturi e appartenenti ad un altro tempo – trovava che non  verificare la capacità di scrivere in italiano corretto di chi vuole vivere scrivendo sui giornali, o almeno ci prova, era davvero insensato. Aveva ragione e si univa al coro sempre più esangue e sgualcito dei difensori della scrittura, che prima di essere brillante, fantasiosa, sontuosa, scabra o come vi pare sul piano dello stile, dovrebbe essere corretta. Leggete un giornale qualsiasi, e vi accorgerete che – tranne rare eccezioni – chi scrive sembra non aver neppure superato la terza media. Ortografia, sintassi, doppie, congiuntivi, condizionali, geografia, minime conoscenze scientifiche… Persino l’uso delle maiuscole. Lasciamo andare.
Il crollo lento ma ormai inarrestabile, dopo il dilagare del giornalismo su Internet, del meccanismo informativo è la manifestazione evidente di un arretramento culturale di massa. Un giornale inglese o americano potrà anche  essere – ma non sempre è così - insussistente nei contenuti diciamo culturali. Ma non capita mai che vi si trovino, dietro le tastiere intenti a scrivere, persone che non conoscono bene la lingua in cui si esprimono. Pietro aveva fatto il giornalista scrivendo bene, anzi benissimo, ed ha fatto  lo scrittore. In alcuni libri è stato anche un grande scrittore, sempre regolarmente ignorato o quasi dalla arrogante saccenteria dominante, perché coraggioso e libero, qualche volta ardimentoso. Illuminato e lungimirante. Ha pagato per le sue inchieste e per i suoi libri il prezzo più salato: la cultura  ufficiale lo ha emarginato ed eluso.  Ma c’è anche di peggio. A Napoli, da direttore di uno storico quotidiano partenopeo, spararono un colpo contro la finestra del suo ufficio.  Aveva conoscenze importanti, era stimato da persone di valore, ma sostanzialmente lo staff del potere aveva deciso di tenerlo alla larga.
Una  medaglia per un giornalista, un titolo di orgoglio per uno scrittore, ma anche una vita faticosa e piena di amarezze, in un paese – come l’Italia –che dileggia meriti e irride valori, badando solo alla greppia di potere. Se sei out, lo sei fino alla fine. Poco o nulla importa che tu sia bravo. Anzi, peggiora le cose perché appari più pericoloso. Pietro litigava con i direttori dei giornali e con gli editori. E prima o poi sbatteva porte e se ne andava. C’è un prezzo che si paga se sei così. Lo ha pagato, consapevole e amareggiato, ma deciso a non essere diverso da se stesso. Ecco chi è stato Pietro Zullino. Se vogliamo una frase abusata, ha tenuto la schiena diritta. Una volta questa fu l’esortazione di un presidente della Repubblica (non ricordiamo se l’attuale o un altro) ai giornalisti. Sincero o retorico, non sappiamo. Sicuramente, incurante del fatto che in Italia, se tieni la schiena diritta, te la spezzano. L’unica regola che funziona…


 


Pietro Zullino. Una vita per la scrittura
a cura di Gianfranco Giustizieri

 
 
 
 
 


Una vita senza compromessi, trascorsa nella professione, tra i libri e le passioni, alla ricerca di «altre verità» oscurate dai poteri leciti ed illeciti di ogni tempo e di ogni luogo e portate alla luce in clamorose inchieste giornalistiche ed in volumi che non si dimenticano.
Questo fu Pietro Zullino ed il ricordo che ha lasciato.
Così la volontà di onorarlo attraverso la rilettura dei suoi scritti, il richiamo ad alcune grandi inchieste giornalistiche, il ricordo di momenti amicali e di percorsi comuni. Un caleidoscopio di personaggi e fatti, di incontri tra passato e presente, di interpretazioni tra realtà storiche e verità nascoste, d’indagini come lettura delle contraddizioni umane, di invenzioni narrative come contrappasso alle «verità ufficiali».
Questo è il libro Pietro Zullino. Una vita per la scrittura, pagine nate dalla volontà comune di illustri autori che gli furono amici.

 
 





Un vecchio best-seller di Pietro Zullino che sembra scritto oggi

FLACCOVIO  RISTAMPA

"GUIDA  AI  MISTERI E PIACERI DI PALERMO"

 
 
 


La Casa Flaccovio ha ristampato Guida ai misteri e piaceri di Palermo, un best-seller profetico e inquietante di 41 anni fa. Autore l’indimenticabile Pietro Zullino, scrittore-giornalista dalla penna raffinatissima e graffiante. Su di lui nel 2013 l’editore Carabba ha pubblicato il memorial Una vita per la scrittura, a cura di Gianfranco Giustizieri, coordinatore dell’Associazione Culturale Laudomia Bonanni, fondata da Pietro. Nel memorial si ripercorrono le straordinarie tappe della prosa scintillante di Zullino. A testimoniarlo le sue inchieste su Epoca e i suoi dieci splendidi libri, da Catilina ai Sette re di Roma, da Giuda a Cinzia. Fin a questa Guida, un libro di straordinaria attualità, che sopravvive all’esistenza terrena dell’Autore.
 Zullino nel 1973 palpò le viscere di Palermo, per studiarne il passato e intuirne il futuro, quasi presago delle melmose cronache odierne di Roma-Capitale.
 A quei tempi fu proprio lui a scrivere, tra lo scetticismo generale, che la Mafia, irrobustitasi con pezzi dello Stato, era già passata alla conquista della Penisola, per "panormizzare" e corrompere la nostra classe dirigente. E ciò in un’epoca in cui la parola d’ordine era "La Mafia non esiste"; o, se esiste, è una folcloristica rappresentazione del romanticismo locale. Zullino non soltanto parlò dei tradizionali traffici di droga, riciclaggi, pizzi, prostituzione, ma anche delle nuove frontiere mafiose: controllo di appalti, di crediti bancari e dei mille flussi di ruberie pubbliche, fin alle nomine ai vertici dei Ministeri, degli Assessorati, delle Burocrazie.
 Egli si soffermerà in particolare su due fatti-shock del secondo dopoguerra: la parabola sanguinosa di Turiddu Giuliano e l’affair del giornalista Mauro De Mauro.
 Al Lettore non toglieremo la sorpresa delle straordinarie pagine, in cui Zullino ricostruisce da par suo l’ascesa e la morte di Giuliano.
 Relativamente a De Mauro, diremo che usa nomes de plume, per evitare fin dove possibile le querele. Ma i Personaggi sono riconoscibili. E spiattella news tremende. De Mauro aveva le prove che Mattei fu ucciso da un complotto internazionale petrolifero. Con coraggio kamikaze Zullino indica chi trasmise gli ordini dei Mandanti alla Mafia: il senatore Verzotto, un Mammasantissima, presidente dell’Ente Minerario Siciliano e dei suoi immensi sperperi pubblici.  
 Innumerevoli le minacce personali subite. Nel 2010 la Corte d’Assise di Palermo giungerà alle sue stesse conclusioni. Ma invece di proporlo per il Pulitzer, l’incriminerà per reticenza processuale. Come mai? La Corte l’aveva chiamato a testimoniare nel processo De Mauro. In parecchi l’avevan consigliato di rispondere alle domande con un italianissimo "non ricordo". Ma egli s’inalberò. "Da buon cittadino voglio aiutare i Giudici!". Il processo farà giustizia soltanto su Verzotto già defunto. E, in un raptus d’impotenza, infangherà Zullino e due altri Giornalisti. La morte ghermirà Pietro prima che potesse riprendersi il suo "Onore" in dibattimento.
 Caro Pietro, non occorrono dibattimenti per onorarti come uno dei maggiori scrittori-giornalisti del secondo dopoguerra, il più onesto e intemerato di tutti.
                                                                                                              AMEDEO  LANUCARA


 
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